Patrizia Duso
STOP SOFFRIRE PER EVOLVERE!
Sappiamo che dolore e gioia sono le due forze biologiche e spirituali fondamentali per l’evoluzione. Il dolore crea la coscienza e il bisogno di cambiare, la gioia ci dà l’energia per continuare il nostro percorso.
Sono leggi naturali che hanno guidato l’evoluzione della specie, non solo umana.
Oggi viviamo in questo nostro tempo incredibilmente complesso e stimolante che ci offre tantissime opportunità. Tra queste si sta affermando l’ipotesi che la sofferenza non sia l’unica molla evolutiva, dunque una domanda che aleggia tra i ricercatori spirituali è: “Possiamo evolvere nella gioia?”
Di questo ne parlano alcuni esoteristi di nuova generazione come Salvatore Brizzi, ma anche personaggi noti nel mondo cattolico come Angela Volpini, Pierre Teilhard de Chardin, Chiara Lubich, ma anche Papa Francesco nella sua esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”. Tra gli induisti ricordiamo Paramahansa Yogananda, Mâ Anandamayî, Sadhguru. L’elenco potrebbe continuare.
Le considerazioni che seguono sono spunti per eventuali approfondimenti.
- La civiltà occidentale contemporanea, pur tra mille contraddizioni, grazie alla visione olistica che si sta visibilmente diffondendo, stimola le persone verso il benessere materiale e psicologico, la salute, la longevità, la connessione con le energie sottili e il contatto con la natura, eccetera.
- Gli orientamenti spirituali fondati sul peccato e sull’espiazione sono meno diffusi rispetto al passato, almeno in alcune parti del mondo.
- Le esperienze di numerosi santi, avatar e ricercatori ci insegnano che si può vivere nella gioia o addirittura nell’estasi, a prescindere dalle condizioni di vita e del corpo. Pensiamo al filosofo Spinoza, il quale sosteneva che più viviamo nella gioia e più ci avviciniamo al divino, a San Francesco che nonostante la povertà considerava la vita un’esperienza meravigliosa, a Osho che parlava di illuminazione attraverso la celebrazione, la danza, l’amore. Lo stesso Dalai Lama dice: “Lo scopo della vita è la ricerca della felicità”, Yogananda con il suo ineffabile sorriso insegnava il kriya yoga per sintonizzarsi con la gioia interiore. Il ricercatore J. Campbell sosteneva che la gioia attiva le forze spirituali e abbatte i muri della sofferenza. San Filippo Neri, il santo della gioia, affermava: “Siate buoni, ma soprattutto allegri”. Il pensiero induista considera la Vita come un gioco cosmico, una danza (Lila). A questo proposito mi fa piacere ricordare un aneddoto raccontato da Lama Michel Rimpoche del tempio buddista di Albagnano. Egli cita l’esperienza di alcuni monaci tibetani scampati alla persecuzione cinese negli anni cinquanta e rifugiati in India. “Nonostante l’indigenza e le malattie alcuni monaci dichiararono che quel periodo fu il più bello e significativo della loro vita in quanto erano totalmente assorti nello studio e nella meditazione pensando alla missione di diffondere gli insegnamenti buddisti in Occidente”, raccontava Lama Michel.
- La biologia ha scoperto che la vita si evolve non solo con la competizione, ma anche grazie alla collaborazione (vedi gli studi di N. Horowitz sulle cellule eucariote). Concetto ben rappresentato dalla celebre massima di D’Artagnan:“Tutti per uno, uno per tutti”.
- Nella fisica quantistica ricordo l’Entanglement Quantistico secondo il quale due particelle subatomiche rimangono collegate indipendentemente dalla distanza nello spazio. Qualcuno ipotizza che si tratti di una “connessione cosmica” o “amore universale”. Inoltre, l’Equazione di Dirac celebre come “equazione dell’amore” descrive due particelle nate insieme che, se separate, continuano a condividere le stesse proprietà. Nonostante ciò, che io sappia l’unico fisico quantistico e divulgatore che ha parlato apertamente di amore come sostanza costituente l’Universo è stato il grande fisico e divulgatore spirituale Vittorio Marchi.
- Tornando indietro nel passato merita ricordare un popolo di cui non si parla nei libri di storia e che è stato in parte rimosso dalla memoria collettiva. Parlo dei nostri antenati Celti cui era ben chiaro il concetto di evoluzione materiale e spirituale nella gioia. Nella loro visione del mondo non c’era traccia di punizione divina o di peccato. Era una cultura che, nel rispetto dei cicli naturali, non era dedita alla ricerca edonistica del piacere come ad esempio i Babilonesi, i Romani di epoca imperiale o i Fenici, ma davano valore all’abbondanza e alla condivisione gioiosa, come manifestazione dei doni dello spirito.
- A favore della cultura della gioia, ricordo che Cicerone affermava “Chi vive nella gioia vive due volte” e in generale i Greci, i quali più che la felicità effimera, cercavano l’eudaimonia (realizzazione del proprio potenziale), trovando la gioia nella contemplazione filosofica, nella bellezza e nella convivialità.
