Patrizia Duso
PERDONO? PERDONARE CHI?
Spesso si parla della capacità di perdonare come se fosse un traguardo. In effetti, per certi aspetti lo è, nel senso che pacificare il proprio cuore quando si ritiene di aver subito un torto è utile e auspicabile. Tuttavia, dipende dal proprio livello di coscienza, il che non significa che qualcuno sia meglio o peggio degli altri. Ognuno è dove deve essere per imparare le lezioni di vita di cu ha bisogno per andare avanti nel cammino. Da un’altra prospettiva il perdono può essere considerato un atto di arroganza e di ignoranza, perché si presuppone l’esistenza di una vittima e di un persecutore, dimenticando che la nostra anima, prima di incarnarsi, scelse ogni dettaglio della vita futura per evolvere: persone, relazioni, contesto di vita. Dunque, il perdono presuppone sentirsi vittima, dare la responsabilità del torto subito al persecutore. Il che, da un certo punto di vista è vero, dimenticando però che la nostra anima decise di vivere quell’esperienza dolorosa forse per imparare ad amare davvero, forse per accrescere la consapevolezza, forse la concentrazione, forse l’ascolto o l’umiltà. Dunque, oltre a perdonare è utile farci le domande giuste, ad esempio: “Cosa devo imparare da questa situazione che mi mette in difficoltà o da questa relazione che mi fa soffrire?”
