Patrizia Duso
la bellezza dell'imperfezione
Tutti, in fondo in fondo desideriamo la perfezione. Desideriamo una salute eccellente e un corpo impeccabile, desideramo oggetti, relazioni, una vita e un mondo perfetti, senza problemi. Dimentichiamo però una cosa semplicissima: l’essere umano e l’intero universo per evolvere hanno bisogno dell’incompiutezza, della mancanza, dell’imperfezione. I Giapponesi con l’antica tecnica del Kintsugi, cioè la riparazione dei vasi rotti con l’oro, insegnavano proprio questo: dall’imperfezione nascono la resilienza, una nuova forma di bellezza, un ricreare continuo della vita. D’altro canto, anche la scienza si fonda e si evolve sul metodo per prove ed errori. Dunque, perdiamo un sacco di energia, ci stressiamo cercando di correggere i limiti nostri, degli altri, delle situazioni, ci sentiamo in colpa per le nostre intemperanze, i nostri fallimenti, convinti che una volta corretti i difetti saremo felici. Non è così, è esattamente il contrario. La felicità è accogliere noi stessi così come siamo e la realtà per quella che è.
Allora il miglioramento personale e del mondo che senso hanno?
Lo scopo della Vita è espandersi, evolvere incessantemente, puntare a qualcosa di più grande, di più elevato, in buona sostanza all’Uno che è presente in tutto ciò che esiste. Al tempo stesso percepire la perfezione nel qui e ora. È un paradosso, ma è così.
Il nocciolo della questione sta quindi nel riuscire a surfare tra accettazione e trasformazione, sapendo che accettando, accogliendo, ringraziando apriamo la strada al cambiamento e alla gioia di vivere.
