Patrizia Duso

DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ALL’INTELLIGENZA UMANA

Perché affronto un argomento così spinoso? Perché sono molto preoccupata e penso che ognuno sia chiamato a fare la propria parte, informandosi non solo tramite i canali convenzionale, ma anche e soprattutto tramite quelli interessati unicamente a salvaguardare il destino dell’essere umano e di Madre Terra. 

Per quanto difficile da mettere in pratica di fronte a temi così vasti e complessi, un buon intento a mio parere è quello di conservare la saggezza che abbiamo ereditato dai nostri antenati e nello stesso tempo mantenerci aperti al nuovo, consapevoli che, nonostante il caos, dietro le quinte c’è una regia che, con la nostra collaborazione, guida l’evoluzione umana verso la luce.

Le mie riflessioni fanno riferimento al pensiero di alcune personalità eminenti in diversi ambiti del sapere e della spiritualità: Federico Faggin e James Lovelock, Paolo Crepet, Papa Leone XIV, Dalai Lama. 

Pur riconoscendo gli enormi benefici che l’AI reca e potrà recare in futuro all’umanità, condivido l’inquietudine di Federico Faggin, il quale, dall’alto della sua competenza e saggezza come scienziato e come ricercator spirituale, sostiene che l’IA è imbattibile dall’intelligenza umana, ma non è, e non potrà mai esserlo, dotata di coscienza. Rimando gli approfondimenti alla lettura dei suoi libri. Questo da un lato ci fa tirare un respiro di sollievo, dall’altro ci fa preoccupare ancor di più, perché se chi controlla l’AI non è sufficientemente saggio, allora sono guai. Per questo motivo Faggin sta tenendo conferenze in tutto il mondo per metterci in guardia dai pericoli cui stiamo andando in contro se non corriamo ai ripari urgentemente, diventando consapevoli e attivi nel cercare risposte concrete. 

La responsabilità non è dunque solo dell’economia, della finanza, della politica come siamo tentati di credere, è anche nostra, giacché il mondo non è altro che il riflesso della coscienza collettiva.

Un altro illustre ricercatore che è entrato nel dibattito scientifico con una posizione diversa sull’AI è James Lovelock, con il libro Novacene; è colui che parlò dell’ipotesi “Gaia”, la Terra interpretata come un organismo vivente in grado di autoregolarsi. 

In Novacene egli affronta due dei temi più attuali e inquietanti: il nostro rapporto con le macchine intelligenti (robot e androidi) e il destino della Terra. 

Secondo Lovelock, l’Antropocene – l’era geologica in cui la nostra specie si è dimostrata un fattore critico per l’intero pianeta – lascerà presto spazio all’età successiva, il «Novacene», quella della collaborazione tra l’uomo e le macchine, in cui nuovi esseri penseranno 10000 volte più velocemente dell’uomo.

Secondo l’autore, tutto questo non si trasformerà in un incubo alla Terminator o alla Matrix, perché questi esseri iperintelligenti sapranno che la loro esistenza, così come la nostra, sono totalmente dipendenti dal buon stato di salute del pianeta e sarà loro interesse preservarla, trovando sistemi per controllare il rischio maggiore: l’aumento della temperatura. 

Il Novacene potrebbe essere addirittura l’alba di un nuovo universo, l’inizio della conquista dell’intero cosmo da parte di un’intelligenza diffusa. 

Come Faggin, anche Paolo Crepet lancia un allarme sull’IA, in quanto alimenta il cosiddetto “erotismo della delega”, cioè il piacere di trovare risposte pronte, senza impegno, senza fatica. In tal modo, egli sostiene, si rischia di perdere via via elementi fondamentali dell’esperienza umana, l’iniziativa, la creatività, lo spirito critico, l’impegno, l’attenzione.

Anche Papa Leone ha preso posizione con la sua recente Enciclica Magnifica Umanitas, per la custodia della persona umana nei tempi dell’IA. Egli parla dei rischi che stiamo correndo e della necessità di far appello ai valori umani di “verità, lavoro, libertà” e di “creare un’alleanza educativa per l’era digitale” per salvaguardare il genere umano. 

Il Dalai Lama invita a non delegare all’IA scelte che riguardano questioni etiche e morali, in quanto essa, non provando sentimenti, né saggezza, né compassione, non può garantire pace e armonia alle società umane.

Molte altre personalità influenti a livello internazionale hanno lanciato un allarme. Tanto per citarne alcuni, Goeffrey Hinton, uno dei padri fondatori dell’IA, Elon Musk, Stephen Hawking, Noam Chomsky.

A questo punto due domande mi sorgono spontanee.

  • Affidarsi agli esperti, facendo un salto nel vuoto con potenzialità e rischi che difficilmente si possono calcolare?
  • Diventare soggetti attivi, ricercando, sollevando domande, tenendo conto di un’umanità che ha diritto di evolvere guidati dalla Coscienza e dell’Intelligenza Umana piuttosto che quella dell’Intelligenza Artificiale?
firma duso2

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